Non potevo fuggire da quella prigione,
non avevo esperienza, non avevo
impudenza né risolutezza,
piccola bambina di vetro
tra lanci di pietre di fango e paura.
Non avete voglia di ascoltare
le mie inquietudini?
Allora posso raccontarvi
di bianche braccia amorose
che cullavano i sogni fatati
dei riccioli d'oro, ma questo non era mio. Però erano miei i grandi occhi attraverso i quali potevo contemplare attimi di cielo e mi sorprendevo. La mia voce affidata al vento raggiungeva luoghi lontani e là cantava. La mente creava giochi e feste e con questi si allietava e la mia stanza si riempiva di stelle. Attraverso la serratura Alice entrava nelle meraviglie ed era libera. Autore: Ivana Tata
Sto andando via,
sono vicino all'ascensore,
scendo in strada e vago
tra la gente della via,
seduta sulla pietra della piazza
nella mente uno strazio
e nel cuore sangue ostile,
le mie parole nella tomba
E' difficile ed inutile difendere
questo amore.
Restano vaghi contorni,
labili memorie di doni incompiuti,
concessioni fatte e poi dimenticate
e poche gocce di dolce succo.
Un amore con
troppe ombre al mattino
e poca luce alla sera
va abbandonato.
Hanno tolto le acque al naviglio,
bloccate non so dove,
volano bianchi gabbiani,
cavalcando correnti invisibili
e lanciando rauche grida,
si tuffano nelle pozzanghere
che restano e rapidi risalgono
nell'aria che vibra di sole.
Profili arcuati venuti da lontano
il loro bianco volo
così soave e pulito ci
offre immagini di purezza
e non sai che...
si vive anche di rifiuti.
Convoco davanti a me
le mie stelle occulte
e le segno ad una ad una
sulla lavagna dalla parte dei cattivi,
di buoni ne mancano.
Sì, si può vivere anche di rifiuti.
Sotto i portici del centro-città
la folla si sofferma davanti alle vetrine,
è l'ora in cui si accendono le luci,
è l'ora di cercare ristoro
nelle sale affollate.
La compagnia non sempre aiuta,
gli sguardi non sono sereni,
da tavolo a tavolo salta
una certa tristezza.
Le parole si rompono e
sbattono come onde contro
barriere antimareggiata,
spumeggiano e poi si afflosciano
su di una infertile attenzione.
La cerimonia è cominciata
ed è già finita e mentre il
corteo di bicchieri colorati va e viene,
ci siamo scambiate menzogne
ed ora possiamo tornare a casa
con la mente più leggera.
Per strada la notte sparge
fragranze puerili scrostate e
con molte increspature
e ombre di solitudine.
Disse "avrai" ed era una promessa.
La terra ben coltivata
promette messi in abbondanza,
corteggiare una donna
è garanzia d'amore,
il dono portato ad un bimbo
è assicurazione di gioia.
Ci è stata fatta promessa
che avremmo vinto la colpa,
saremmo stati capaci di dominarla.
Disse "abbi" ed era un ordine.
Le stagioni osservano il loro ritmo,
gli animali in calore
adempiono al loro istinto,
l'orologio doverosamente
segna il tempo che passa.
Se abbiamo rispetto
per la legge divina
dobbiamo scacciare il male
che è in noi e nel mondo.
Disse "puoi" ed era una scelta.
Le leonesse mirano alla preda
più debole andando a caccia,
le ragazze selezionano i vestiti più belli
per andare alla festa.
il goloso preferisce il pasticcino
più invitante del vassoio.
Ci è stato dato il libero arbitrio,
se vogliamo possiamo abbracciare il peccato
oppure scalare le vette più alte
e raggiungere le stelle.
Ma promessa, ordine e scelta non sono separate.
Nello scegliere la via giusta quanta parte
ha la predestinazione a farci cadere
nel fossato umido e nero?
Siamo liberi, ma quanti devono obbedire
e tacere per non essere sopraffatti?
Ho aperto le finestre della mia mente
e del mio cuore per carpire il segreto.
Cerco risposte nell'acqua sporca del naviglio,
seguo la corrente che porta via la busta di plastica,
plastica non degradabile che resterà ai posteri
come resterà non rivelato il mistero
dell'uomo che può scegliere.
In fondo al giardino
la statua di pietra osserva il vento
fare la riga alla aiuola dei tulipani.
Una ferita appare nera se è profonda
e dai rami degli alberi pendono ragnatele,
nel giardino deserto è prigioniero
ogni sentimento e ha fame.
Non c'è copione nel reality
e la realtà è distante e fittizia
e per questo sembra facile interpretarla,
ma il dramma non è fantasia,
l'eliminazione avviene comunque.
La nomination è di uno solo,
di una sola statua di pietra
in un giardino deserto.
Al terzo piano della casa numero trentatré,
in una stanza c'è un letto
e sul letto il ricordo
di due corpi amanti.
L'amore impossibile, l'amore sospettoso
ha lasciato qui un sepolcro.
Nella città nebbiosa i lampioni spenti
tengono compagnia ai palazzi,
l'amore è infetto, raffreddato,
non ha più consistenza e
sconsolato va a braccetto con la memoria.
Gli amanti, una volta c'erano,
ora sono svaniti tra rovi
di angosce e sussulti
dove le spine insidiose
hanno lacerato la conoscenza.
Una volta c'erano e
l'amore cantava canzoni leggere.
Gli amanti c'erano e tutto aveva
il sapore delle profumate ciliege rosse,
gli alberi avevano sempre gemme e fiori
ed era festa di sentimenti che coloravano il mondo.
L'amore rinnovava o faceva rinnovare
ogni volta l'esplosione di energia
che ha dato origine al mondo.
Come piccolo ruscello l'amore
è nato in montagna, vicino alle stelle
a cui affida i desideri.
Tra pietre lisce,luccicanti al sole,
spumeggia e frizza, ha fretta di
raggiungere la pianura per allargarsi,
per attraversare paesi e città
e sotto i ponti di asfalto e di ferro
diventare fiume ampio e possente.
Chi ha ostacolato il fiume
nella sua voglia di raggiungere il mare?
Chi ha impedito a questo amore la completezza?
Perché non gli hanno permesso di
afferrare i diamanti che brillano nel lago
dove la luna ha lanciato la sua luce e i suoi sogni?