Ho viaggiato per molti secoli,
secoli moderni e secoli antichi,
ho incontrato
capitani di popolo coraggiosi e generosi
che anteponevano le regole a loro stessi,
altri capitani non seguivano le regole
anzi si consideravano superiori ad esse.
I popoli pazienti hanno osannato
il loro capitano fino a quando hanno potuto.
I popoli giovani che non sopportavano l'attesa,
hanno agito, hanno cercato
la via più facile per la verità e l'abbondanza.
Le filosofie sono apparse e scomparse
come quei fiori che durano solo un giorno.
La scienza e la tecnica hanno rubato
alla sapienza degli dei
la conoscenza per curare i mali,
la forza per vincere il tempo e lo spazio.
Artisti hanno copiato la bellezza che esisteva
o l'hanno ricreata con i loro occhi.
Il destino ha assorbito
tutte le pene degli uomini,
dopo che le illusioni sono state consumate
e le certezze fallite.
Ho sognato la sacralità della vita
e l'imperfezione del mondo,
al risveglio tutto mi è sembrato
sbiadito, privo di luce, estraneo,
lontano dalla fede, esiliato nel nulla.
I colori del bosco
sono come la Speranza.
Il verde delle tenere foglioline appena nate
è la Speranza giovane, fresca
che ha appena iniziato a sperare.
Il verde più scuro delle foglie mature
è la Speranza attiva
che si dà da fare, si muove,
anche s'inquieta, ma è forte,
non chiude mai gli occhi.
Conversa con gli uccelli
che beccano sui rami,
ascolta il mormorio dei bruchi e
delle larve che rodono i tronchi
e a poco a poco anch'essa si consuma.
Ora somiglia più alle foglie gialle
che temono il vento che le porta via.
La Speranza divaga, si distrae,
non è più ferma, stabile,
tentenna spesso e spesso geme.
Muore
come muoiono le foglie d'autunno
che diventate brune
si accartocciano su sé stesse.
La luna sta in alto
sopra la via tra i due ponti
dove passano veloci bus e auto
e il rombo dei loro motori
non è romantico.
La musica che arriva
dalla finestra di fronte è rock e pop
e non accarezza l'anima
ma invita alla ribellione.
E' difficile fare poesia in città
non ci si può appigliare
alla nascita della primavera o
alla magica neve del freddo inverno;
la tentazione è allora
di scavare nel proprio tormento
e trovare solo quello
che non abbiamo avuto
quello che non abbiamo dato.
Immagini refuse di qualcosa
che avrebbe potuto essere
ma non è stato.
Arianna ha lasciato andare
il suo filo e più
non si è usciti dal labirinto.
Scavati i ricordi
si scopre che non c'è
né pieno né vuoto
né cura né strazio,
le parole perpetuano la sofferenza
ed è meglio affidarle
alle nebbie della smemoratezza.
Sostegno e stabilità
siamo tutti interessati a loro
e cercatori di essi,
a volte ci appoggiamo all'amore,
a volte alla ricchezza o alla fortuna,
ma dov'è il ramo di pesco fiorito
che cerchiamo?
Deboli e insicuri
andiamo incontro
a sogni rilucenti,
a voci rimbombanti
e cadiamo in tranelli.
Allora ci rannicchiamo
sotto una coperta di speranze
e quando viene la sera
tiriamo fuori la testa timorosi.
Forse se aprissimo quella porta
aldilà troveremmo
sostegno e stabilità.
Non dobbiamo essere
sacchi di spazzatura
allineati sui marciapiedi delle città
che aspettano il camion della nettezza urbana
che viene a ritirarli.
Riconciliamoci con le stelle
ci sarà pure un centro
attorno a cui danzare.
Non tutto è orrore e decadimento,
in fondo al cunicolo
c'è una luce bianca
e seppur fioca mostra la via.
Dall'ombra emergono
la forza e la bellezza della vita
e la paura non ci assale.
Essere come io sono o
essere come io non sono,
non so e non importa,
pallida la mia coscienza vive,
tra le mani mi scivola la vita,
non ho voglia di raccoglierne le ceneri
e lascio che un vento freddo le porti via.
Perché impossibili mi risultano
slanci di vita,
stanchezza d'amore
mi annebbia lo sguardo
e muti restano i desideri?
Molto tempo fa
la mia anima è stata ferita e
ancora non regge
alla pioggia e al vento
delle azioni altrui.
Gli altri entrano nei bar
e vivono con forza le loro storie.
La mia storia è perdente,
la mia storia incide solo sul nulla,
sull'abisso che ho in me.
Non temere la realtà,
non essere scostante e mesto,
siediti e osserva il gatto
che gioca con il gomitolo di lana,
annusa l'aria della tua cucina,
l'odore di fritto non è profumo
ma dalle piastrelle alle pareti
una voce giunge da lontano.
Essa ti parla di miniature colorate
alla maniera cinese.
In mezzo alle foreste
tra i rami degli alberi,
tra foglie e fiori
ci sono uccelli azzurri e gialli,
cerbiatte fuggono dai cacciatori
che galoppano su cavalli bianchi e neri.
Dolci fanciulle passeggiano
con i loro ombrellini di carta
e i bambini rincorrono aquiloni.
Così solo alle pareti di questa vita
esiste un mondo idilliaco,
l'interno è una fucina
dove lavorano inganno e desolazione,
tristezza e rammarico.
Ma non temere, lascia andare
la tua malinconia alla deriva
perché sotto le pietre del tuo destino
cova una cenere di grandiosa letizia.